InFondoAllaStrada

..siamo tutti in fondo ad una strada…..

Carne morta – parte V

luglio27


di Enrico Graglia
Mangiano barrette energetiche con il marchio dell’Eden e bevono dai contenitori termici litri su litri di acqua; il caldo li disidrata in fretta. Soltanto Jack rifiuta ogni cosa e sbocconcella della carne in scatola che si è portato dietro in una piccola sacca, accompagnandola con una bevanda giallastra, forse un integratore di sali minerali.
«Io non butto giù la loro merda.», dice.
Gli altri si stringono nelle spalle.
È sorta da poco l’alba e il mezzo sta scendendo lentamente fino al fondo di un ampio canyon, seguendo quella che sembra una vera e propria strada di terra battuta, piena di tornanti, in gran parte scavata nella viva roccia. È come sprofondare nella terra un po’ alla volta.
«Chi ha voglia di guidare questa bellezza?», chiede il pilota, quasi urlando per farsi sentire dagli altri, che mangiano seduti nel cassone.
Kalil si alza, bevendo un ultimo sorso d’acqua.
«Vengo io.», dice.
«Ce l’hai la patente, eh?», sghignazza Jack, come se fosse la migliore battuta del mondo.
Nessun’altro ride. Continua a leggere…

Carne morta – parte IV

luglio14

di Enrico Graglia

Uno scossone al mezzo lo sveglia. Le urla vengono un attimo dopo; poi gli spari. I mitragliatori fanno un bel lavoro: le teste dei morti scoppiano come mele marce. Nonostante questo, quelli rimasti continuano ad attaccare, approfittando del pendio che costringe il pilota a rallentare.
Pezzi di merda, pensa Nik.
Si tira su, ormai fuori dai sogni. Prende la sua arma e si sporge oltre il bordo del cassone. Per poco un morto non lo azzanna alla gola. Fa fuoco. Il mitragliatore gli sussulta tra le mani e il cadavere rianimato è spinto all’indietro dall’impatto dei proiettili; rotola sotto le ruote del mezzo, che ne fa una poltiglia, schiacciandogli il cranio senza neanche un sobbalzo. Continua a leggere…

Carne morta – parte III

luglio8

di Enrico Graglia

Il paese di Saint Desert è un pugno di case abbandonate. Ci sono macchine parcheggiate nei vicoli, coi vetri sfondati e i sedili marci. Nell’unico negozio di alimentari c’è ancora un po’ di roba sugli scaffali: scatole di fagioli, salsa di pomodoro, bottiglie d’acqua. Nessuno li ha ancora razziati, ma prima o poi succederà. Il cibo comincia a scarseggiare, e peggio ancora le bevande. Si arriverà a uccidere per un sorso di acqua fresca.
Dove sei, grassone?, si chiede Nik.
Segue la strada principale, che punta dritta sul deserto, e attraversa una piazzola. C’è un chiesa, con una grande croce di metallo arrugginito sul sagrato. Ci hanno incatenato un morto, che si dibatte debolmente, mentre le mosche gli volano intorno; è in avanzato stato di decomposizione, ma se qualcuno lo staccasse da lì potrebbe ancora provare a mordere. Sul muro della chiesa qualcuno ha scritto TUTTI FIGLI DI DIO e, subito sotto, un’altra mano ha aggiunto O TUTTI FIGLI DI PUTTANA? in grandi lettere scarlatte, tracciate con vernice e pennello.
Continua a Leggere…

Carne morta – parte II

giugno29

di Enrico Graglia

«Mezzo milione subito.», dice Nik. «E l’altra metà a lavoro finito.»
Il grassone sorride.
«Ma certo, è un classico.», commenta sarcastico. «Si parte tra due giorni. Io tornerò domani sera con una valigetta con mezzo milione in contanti, in banconote da cinquecento.»
«Equipaggiamento?»
«Non ci sarà nessun equipaggiamento, niente di niente: non siamo soldati e non abbiamo divise. Ogni membro dell’equipaggio avrà in dotazione un mitragliatore Hasaki-Shoe di ultima generazione, a tutto il resto penserete voi. Nel mezzo corazzato che abbiamo allestito per il trasporto degli organi ci saranno delle razioni di cibo, che vi basteranno se non farete soste troppo lunghe e nessuno farà l’ingordo.» Read the rest of this entry »

Carne morta – parte I

giugno22

di Enrico Graglia

Troppo facile, stronzo, pensa Nik.
Il morto lo fissa con gli occhi vitrei come palle da biliardo. La sclera è giallastra e iniettata di sangue, lo sguardo fisso. Digrigna i denti, acuminati come zanne; glieli hanno limati. Un filo di bava gli pende dal labbro. E puzza, come tutti loro.
«Vieni.», lo incita Nik.
Si stringe una fascia intorno alla mano destra, risalendo lungo il polso. Nel frattempo studia il morto, muovendosi in semicerchio di fronte a lui, avanti e indietro. La gabbia non è molto grande e fuori la gente beve, grida e scommette, aggrappata alla griglia d’acciaio che li circonda e li contiene.
Il morto grugnisce e mostra i denti. Continua a leggere…

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